La Commissione europea ha pubblicato lunedì le linee guida per l’attuazione del regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), con l’obiettivo di garantire un’applicazione uniforme delle nuove norme in tutta l’UE e semplificare la conformità per imprese e Stati membri.
La piena attuazione della normativa, sottolinea Bruxelles, dovrebbe contribuire a rendere il settore più sostenibile e competitivo, rafforzando al contempo il mercato unico attraverso regole comuni.
Nel 2023, ogni cittadino europeo ha prodotto in media 178 kg di rifiuti di imballaggi. Senza interventi, il totale potrebbe aumentare del 19% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2018, mentre i rifiuti di plastica rischiano un incremento fino al 46%.
A pesare sul settore non è solo la crescita dei rifiuti, ma anche la frammentazione normativa tra Stati membri, che genera oneri amministrativi significativi per le imprese e ostacola il funzionamento del mercato unico.
“Stiamo fornendo maggiore chiarezza e supporto a imprese, Stati membri e stakeholder per garantire una transizione fluida verso una filiera degli imballaggi più circolare e competitiva”, ha dichiarato Jessika Roswall nel comunicato, invitando tutti gli attori a collaborare per un’attuazione efficace delle nuove norme.
Più chiarezza su regole e definizioni
Il documento di orientamento chiarisce diversi aspetti chiave del PPWR, in particolare dove erano emerse richieste di interpretazione da parte degli operatori. Tra questi, la distinzione tra produttore e fabbricante e la definizione di cosa costituisca imballaggio ai sensi del regolamento.
Le linee guida affrontano anche le restrizioni sugli imballaggi monouso, il divieto relativo alle sostanze PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti e l’applicazione degli obiettivi di riutilizzo. Vengono inoltre fornite indicazioni sull’estensione della responsabilità del produttore (EPR) e sull’obbligo di introdurre sistemi di deposito cauzionale e restituzione.
Italia leader nel riciclo, ma pesa il nodo plastica
In questo contesto, l’Italia si conferma tra i Paesi più avanzati in Europa nel riciclo degli imballaggi. Secondo le stime del Conai, nel 2026 il tasso di riciclo dovrebbe attestarsi intorno al 75%, pari a circa 11 milioni di tonnellate.
Tuttavia, il sistema resta sotto pressione, soprattutto sul fronte della plastica. Il presidente del Conai, Ignazio Capuano, ha segnalato criticità legate all’aumento dei costi di gestione e alla carenza di sbocchi per i materiali riciclati. In crescita anche i volumi affidati al sistema consortile, che potrebbero superare i 5,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 4,74 milioni del 2024.
Secondo Capuano, servono politiche industriali mirate per incentivare l’uso di materiali riciclati a livello europeo, evitando che i benefici ambientali del riciclo vengano ridotti dalle importazioni extra-UE.
I prossimi passi
La Commissione continuerà a monitorare l’attuazione del regolamento e sta lavorando a una serie di atti delegati e di esecuzione, tra cui quelli su registrazione e rendicontazione armonizzate per la responsabilità estesa del produttore, etichettatura per la raccolta differenziata, contenuto riciclato negli imballaggi plastici e criteri di riciclabilità.
Entrato in vigore l’11 febbraio 2025, il PPWR introduce obblighi stringenti, tra cui la riciclabilità di tutti gli imballaggi entro il 2030, l’introduzione di contenuti minimi riciclati e misure per ridurre l’uso eccessivo di imballaggi. Bruxelles punta così a ridurre emissioni, consumo idrico e costi ambientali, promuovendo al contempo un settore più integrato e competitivo a livello europeo.

